Benvenuto nel sito “Ravello e le sue Chiese”.
Ravello, centro internazionale di storia, cultura, arte e religiosità, aperto a visioni di mare e di cielo,
in una perfetta fusione di arte e natura, dona al visitatore serenità e profonda immersione nel
“Mistero dell’Infinito”. Il sito intende favorire la fruizione delle “mirabili chiese” ed elevare
lo spirito alla contemplazione delle vestigia del passato innanzi alle quali il cuore arde e l’anima
si eleva a Dio.

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Don Angelo Mansi

 

L'Eucarestia. Il massimo dono di Dio per noi.

Vangelo di Domenica 8 Settembre 2019

O Dio, che hai creato e governi l’universo,
fa’ che sperimentiamo la potenza della tua misericordia,
per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…
 .

Dal libro dell'Esodo

Es 32,7-11.13-14
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
 
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
 
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
 
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.


Dal Salmo 50 (51)

R. Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.
 
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.
 
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.
 

1 Tm 1,12-17
 
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
 
Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
 
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

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Dal Vangelo secondo Luca

Lc 15,1-10)
 
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
 
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
 
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

 

L' esperienza del perdono rinnova nell'intimo

L’amore di Dio verso gli uomini è così gratuito che non possiamo pretendere di averne diritto: è talmente assoluto che non possiamo mai dire che ci venga a mancare. L’amore umano, al contrario, è così limitato e chiuso dal nostro egoismo, si spinge così raramente oltre la stretta giustizia o fuori della severità moraleggiante, che noi immaginiamo facilmente un Dio vendicatore ed una religione basata sul timore. Chi di noi sa ancora che la «grazia» che egli chiede a Dio significa «tenerezza» di Dio e «pietà» per il peccatore? Soltanto uno studio attento della parola di Dio può aiutarci a prendere coscienza del significato della misericordia indefettibile di Dio.

Gli Ebrei usavano il termine hesed per indicare l’amore misericordioso di Dio verso il popolo. Questo termine indica la benevolenza, la solidarietà, l’amore vicendevole che deve esistere tra i membri di una stessa famiglia o di una società, disposti ad aiutarsi tra di loro con amore e generosità. Dio manifesta questa benevolenza innanzi tutto scegliendo Israele come suo popolo; prescindendo dai suoi meriti, stabilisce con esso un patto di fedeltà e di amore (Dt 7,7-15).

Un amore non condizionato dalla nostra corrispondenza

La corrispondenza di Israele all’amore di Dio, che non abbonda ma pur esiste, viene ancora identificata con lo stesso termine hesed che in questo caso significa riconoscenza, amore filiale, fedeltà. Tuttavia, anche quando Israele non osserva l’alleanza, Dio rimane fedele e perdona esercitando sempre la hesed, la bontà misericordiosa.

Per questa bontà misericordiosa il popolo, anche peccatore ed infedele, potrà sempre sperare nell’aiuto divino.

La bontà diventa così la tenerezza e la pietà che Dio ha per il peccatore, mentre gli offre la salvezza traendola dal peccato stesso, e gli dona continuamente nuovi mezzi sempre più efficaci per trionfare sul male e rispondere così finalmente alle esigenze dell’alleanza.

In tal modo la bontà diventa misericordia verso il peccatore. La religione dell’uomo non si fonda più su un titolo di giustizia, ma unicamente sulla carità di Dio. Luca, l’evangelista della tenerezza divina, moltiplica i racconti che mostrano Gesù alla ricerca dei più abbandonati, dei poveri, dei peccatori, facendo così sprigionare il fondamento stesso della nostra religione che è l’atteggiamento di coloro che sono presi nel vortice dell’amore di Dio.

Abbiamo ancora bisogno di perdono?

Non c’è bisogno di essere perdonati se non c’è coscienza di aver tradito qualcuno che ci ama. Ma l’uomo d’oggi si sente ancora amato? C’è nella società contemporanea un diffuso senso di inquietudine dovuto al carattere impersonale della nostra civiltà. Siamo nell’era dei grandi agglomerati urbani, continuamente a contatto con la folla dovunque: sui mezzi di trasporto, nelle fabbriche, nei cinema, sulle spiagge. L’uomo vive a fianco di altri uomini, ma pochi può chiamare «per nome». Si prendono spesso come simbolo della nostra civiltà gli intasamenti di automobili nelle vie delle città o nelle strade dei grandi ritorni dai week-ends. C’è una moltitudine..., e tuttavia ognuno si trova chiuso nella propria automobile con la fatica, la stanchezza, la delusione, spesso con la propria angoscia.

Non si possono contare le persone che non sono amate da nessuno, per cui non si ha alcun riguardo se non per l’efficienza economica. Molte persone sanno che quando non sono più utili nessuno si interessa di loro. Eppure la felicità nasce solo se si è riconosciuti, stimati, apprezzati, soprattutto amati. Non esiste vera «esperienza umana» senza scambio, dialogo, confidenza, amore reciproco vero. Solo l’amore è capace di trasformare, ma ad una condizione: di essere gratuito e libero.

Un Dio dalle braccia aperte

Cristo ci ha rivelato un Dio come lo vorremmo. Un Dio che è amore e misericordia. E una persona che stenta a trovare posto nella nostra società, la quale proprio per questo ne ha un bisogno vitale. Apparentemente non serve, non è utile, non frutta: però ci dà tutto, ci dà ciò che nessuna analisi scientifica, nessun progresso tecnologico e neppure lo sviluppo delle scienze umane potrà mai darci: sentirci amati singolarmente, uno per uno, in modo assoluto. Quando ci accorgiamo che Dio ci ama così, allora sentiamo che lo stare lontano da lui e dagli altri per altre ragioni umane è perdere tempo, è perdere Dio. Nasce spontaneo allora il bisogno di chiedere perdono.

Pastori siamo, ma prima cristiani

Inizio del «Discorso sui pastori» di sant'Agostino, vescovo

(Disc. 46, 1-2; CCL 41, 529-530)

Ogni nostra speranza è posta in Cristo. E' lui tutta la nostra salvezza e la vera gloria. E' una verità, questa, ovvia e familiare a voi che vi trovate nel gregge di colui che porge ascolto alla voce di Israele e lo pasce. Ma poiché vi sono dei pastori che bramano sentirsi chiamare pastori, ma non vogliono compiere i doveri dei pastori, esaminiamo che cosa venga detto loro dal profeta. Voi ascoltatelo con attenzione, noi lo sentiremo con timore.

«Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell'uomo, profetizza contro i pastori di Israele predici e riferisci ai pastori d'Israele» (Ez 34, 1-2). Abbiamo ascoltato or ora la lettura di questo brano, quindi abbiamo deciso di discorrerne un poco con voi. Dio stesso ci aiuterà a dire cose vere, anche se non diciamo cose nostre. Se dicessimo infatti cose nostre saremmo pastori che pascono se stessi, non il gregge; se invece diciamo cose che vengono da lui, egli stesso vi pascerà, servendosi di chiunque.

«Dice il Signore Dio: Guai ai pastori di Israele che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge?» (Ez 34, 2), cioè i pastori non devono pascere se stessi, ma il gregge. Questo è il primo capo di accusa contro tali pastori: essi pascono se stessi e non il gregge. Chi sono coloro che pascono se stessi? Quelli di cui l'Apostolo dice: «Tutti infatti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo» (Fil 2, 21).

Ora noi che il Signore, per bontà sua e non per nostro merito, ha posto in questo ufficio — di cui dobbiamo rendere conto, e che conto! — dobbiamo distinguere molto bene due cose: la prima cioè che siamo cristiani, la seconda che siamo posti a capo. Il fatto di essere cristiani riguarda noi stessi; l'essere posti a capo invece riguarda voi.

Per il fatto di essere cristiani dobbiamo badare alla nostra utilità, in quanto siamo messi a capo dobbiamo preoccuparci della vostra salvezza.

Forse molti semplici cristiani giungono a Dio percorrendo una via più facile della nostra e camminando tanto più speditamente, quanto minore è il peso di responsabilità che portano sulle spalle. Noi invece dovremo rendere conto a Dio prima di tutto della nostra vita, come cristiani, ma poi dovremo rispondere in modo particolare dell'esercizio del nostro ministero, come pastori.

Commento di Paolo Curtaz

Il Dio di Gesù

Così, tanto per ribadire.

Tanto per calare una Parola che illumini le nostre parole. Che le accenda. Che le illumini.

Le nostre parole ottuse, o rabbiose, o vittimiste. La parole che aizzano sentimenti cupi e violenti. Che accusano, dividono, contrappongono.

Invece di cambiare, invece di convertirci, costruiamo nuovi idoli.

Vitelli d’oro in politica.

Ma anche nella società. E finanche nella Chiesa.

Idoli che non salvano. Eroi di cartapesta. Glorie effimere che durano quanto un like.

Impareremo mai a leggere la Storia con lo sguardo di Dio?

Ad ammettere, come ha sperimentato Paolo, che solo riconoscendo la nostra ombra diventiamo, infine, cercatori di salvezza?

E così lo Spirito, con tempismo assoluto, ci dona la una Parola che ci ricorda chi siamo noi e chi è Dio.

Così, per ribadire.

La pecora

Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?

Nessuno, Signore, fidati.

Nessuno corre il rischio di lasciare le novantanove pecore per sbattersi e faticare andando a cercare al ribelle o la svampita. Nessuno lo fa. Non la società, che ormai ha smarrito la quasi totalità delle pecore, fabbricando marginalità. A volte nemmeno la Chiesa, più preoccupata di salvare il salvabile che di trovare atteggiamenti e linguaggi nuovi per dire Cristo agli smarriti.

Preferiamo le nostre certezze. Il danno minore. L’assenza del rischio.

Preferiamo non mettere in discussione le cose acquisite, anche nella fede.

Invece tu vai. Ti stanchi per cercare quella pecore, per cercare noi, per cercare me.

E quando la trovi non sfoghi su di lei la stanchezza e la rabbia per una giornata passata inutilmente a correre sulle colline. Non la bastoni, irritato, coma avrei fatto io.

La prendi sulle spalle. Le eviti ulteriore stanchezza.

Una pecora, non un agnellino.

Un bel peso. Un’ulteriore fatica.

Così è Dio. Il Dio di Gesù, che continuamente cerca. Mi cerca, ovunque io mi sia perso.

La moneta

Ma certamente faremmo come la massaia distratta che ha perso una delle dieci monete lasciatagli dal marito per fare la spesa grande. Sa bene, lei come noi, il valore del denaro, la fatica nel guadagnarselo.

Allora cerca, come cercheremmo noi.

Ribalta casa finché non trova quel benedetto biglietto di carta moneta scivolato dietro il divano.

E, lei come noi, sospira piena di sollievo.

Solo che, dopo, fa una cosa assurda.

Chiama le vicine, racconta la vicenda. Prepara un caffè e un dolce, poi apre una bottiglia di liquore. Spende più della moneta ritrovata.

Perché, dice Gesù, Dio è così.

Esagerato. Sempre. Non ci ama col bilancino, mai.

I figli

Figli tristi, quelli della parabola del Padre misericordioso, così simili a noi. Che stravolgono e tradiscono il volto del Padre.

Lo annientano, lo umiliano.

Pensano che sia un despota da sfruttare, da cui fuggire, da obbedire per averne un tornaconto.

Idioti.

La fame spinge in primo a rimpiangere le carrube di cui si nutrono i maiali che pascola, come l’ultimo dei servi. Nessuno gliene dava. A nessuno sta a cuore la sua morte.

Non i presunti amici. Non i compagni di sballo. A nessuno.

Solo al Padre.

La gelosia spinge il secondo ad accorgersi che non aveva bisogno di elemosinare un capretto per far festa con gli amici. Tutto ciò che è del Padre è giù suo.

Chissà se, alla fine capiranno chi è il Padre.

Chissà se lo capiremo.

Parabole

Le parabole ascoltate gettano una spallata definitiva alla nostra mediocre visione di Dio per spalancare la nostra fede alla dimensione del cuore di Dio. Convertirsi significa passare dalla nostra prospettiva a quella inaudita di Dio e questo significa fare come Lui.

Noi diciamo: “Ti amo perché sei amabile, te lo meriti, perché sei buono”.

Dio dice: “Ti amo con ostinazione e senza scoraggiarmi perché so che il mio amore ti renderà buono”.

C’è una bella differenza! In fondo in fondo costruiamo una vita di fede orientata intorno ai nostri meriti. Nessuno si merita l’amore di Dio. Il suo amore è assolutamente gratuito, libero, pieno.

Dio non ci ama perché siamo buoni, ma amandoci senza misura ci rende buoni, aprendoci alla speranza e alla conversione.

L’esperienza del peccato diventa occasione per un incontro più duraturo e autentico con questo Dio che ci perseguita con il suo amore.

Ben lontano dall’avere una visione poetica o approssimativa del peccato, Luca sa che l’esperienza di sofferenza interiore che è il peccato, lo smarrimento, la lontananza da Dio e da noi stessi, può diventare un incontro che salva, che ci aiuta a ripartire con maggiore autenticità e coraggio.

La nostra fede non si fonda sulle nostre capacità, sulle nostre devozioni, sui nostri sforzi, ma sull’ostinazione di Dio che ci cerca.

Questo Dio mi ha donato la Chiesa.

Di questo Dio voglio continuare a parlare.

Questo Dio amo.

Il Dio di Gesù.

Commento al Vangelo di Domenica 8 Settembre 2019

Speciale Festa Patronale

Le solenni celebrazioni in onore di San Pantaleone, Medico e Martire, Principale Patrono di Ravello, costituiscono ancora oggi per Ravello un momento speciale di preghiera e di gioia, una secolare tradizione di fede che unisce nella preghiera tutti i ravellesi, vicini e lontani.
Un evento di Fede, Cultura, Tradizione, cui è stato dedicato anche il pagina FB  Ravelloinfesta sul quale verranno pubblicati il programma, le notizie, i video e le foto.

26 e 27 LUGLIO: RAVELLO CELEBRA IL SUO SANTO PATRONO

Segui la diretta facebook Ravello in Festa.

La festa patronale costituisce ancora oggi per Ravello un momento speciale di preghiera e di gioia. Un’occasione per rinnovare spiritualmente la comunità e per rinsaldare i legami con le origini di una tradizione secolare, che magnifica il “dies natalis” di Pantaleone da Nicomedia, martire e taumaturgo, presente in mezzo a noi attraverso la reliquia del suo sangue.

Il mattino del 26 luglio sarà salutato dallo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico “G. Piantoni - Città di Conversano” (BA), diretto dal M° Susanna Pescetti, che darà inizio ai festeggiamenti con l’esecuzione di marce sinfoniche in Piazza Duomo e per le vie del paese. I matinée (ore 12.00) e le esecuzioni serali del 26 (ore 21.00) e 27 luglio (ore 22.15) riproporranno agli appassionati cultori delle orchestre di fiati le più belle pagine sinfoniche ed operistiche.

La liturgia della luce e l’esposizione della statua, seguita dal canto dei Vespri (ore 20.00), daranno inizio alle celebrazioni patronali.

Le sante messe comunitarie del giorno 27 avranno luogo alle ore 7.30 - 9.00 e alle 12.00 mentre il solenne pontificale delle 10.30 sarà presieduto da S.E. Rev.ma Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi - Cava de'Tirreni. 

In serata, poi, avranno luogo la messa pontificale vespertina (ore 19.00) celebrata da S.E. Rev.ma Padre Michele Petruzzelli, Abate dell'Abbazia della SS.Trinità di Cava de' Tirreni, cui seguirà la processione per le vie della paese mentre il grande spettacolo pirotecnico (ore 21.45), curato dalla rinomata ditta dei Cav.ri Cav. Giovanni Boccia, Luigi Nappi e Admodio Di Matteo da Palma Campania (NA), suggellerà i solenni festeggiamenti che si concluderanno con uno scelto programma lirico-sinfonico.

In questi momenti un’ atmosfera di grande giubilo pervade la comunità ravellese, raccolta nella sua chiesa cattedrale, cuore pulsante della città, attorno all’altare dell’inclito sangue, per cantare di “Pantaleone la Gloria, la Potenza, la Fede”. 

Ravello è in festa con il Concerto “Città di Conversano”

Lo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico "Giuseppe Piantoni - Città di Conversano" (BA) allieterà le giornate festive (26 e 27 luglio) in onore del santo patrono. Una grande realtà musicale del XVIII secolo che, nel solco di una plurisecolare tradizione musicale, nel nome dell'indimenticato Direttore-Musicista-Compositore M° Giuseppe Piantoni, quest'anno celebra la stagione artistica numero 220.

Confermata per la Stagione 2019 la direzione del complesso orchestrale, affidata al ben noto Maestro Susanna Pescetti, docente presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, e apprezzato in tutto il mondo.

La Città della Musica accoglie lo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico "Giuseppe Piantoni - Città di Conversano" (BA), certa del valore artistico e dell'offerta di grande musica che il complesso orchestrale saprà donare a tutti gli appassionati cultori dell'antica arte candistica 

Ravello è in festa. Si accende ancora una volta la magia di una tradizione secolare.

Il Programma

Segui la diretta facebook Ravello in Festa.

17 - 25 Luglio – Novenario

Ore 19.00: Rosario e Coroncina di San Pantaleone

Ore 19.30: Santa Messa.

23 Luglio:

Santa Messa celebrata da S.E. Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi – Cava de’Tirreni, con testimonianze del dott. Giuseppe Longo, Direttore Generale Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno, e del prof. Carmine Vecchione, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Salerno.

24 Luglio:

Ore 18.00: Rosario, Coroncina di San Pantaleone e Santa Messa.

Ore 19.00 – Duomo di Ravello: “Ravelli Pignus Optimum”. Presentazione ristampa anastatica della prima edizione della “Vita del glorioso Martire S. Pantaleone medico, protettore della Città di Ravello, per D. Ferdinando Mansi, Roma, 1857”, dall’esemplare conservato presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma, a cura di: Comune di Ravello, Parrocchia Santa Maria Assunta e Associazione “Ravello Nostra”.

Ore 20.00 – Duomo di Ravello: “Le note di Sigilgaida”. Concerto d’organo di Bernard Foccroulle, a cura della Fondazione Ravello.

 

25 Luglio:

Presidio Ospedaliero “Costa d’Amalfi”: Open Day Total Prevention, a cura di: Comune di Ravello, Associazione “Avrò Cura di Te”, Parrocchia Santa Maria Assunta.

Ore 15.00 – 18.00: “Nel segno di Pantaleone da Nicomedia”. Visite mediche gratuite nelle seguenti specializzazioni: Broncopneumologia, Cardiologia, Diabetologia, Ecografia, Ematologia, Endocrinologia, Flebologia, Ginecologia, Pediatria, Senologia.

Prenotazione obbligatoria al numero 3393295417 (dott.ssa Tiziana Bardaro).

 

Piazza Duomo - ore 15.00 – 18.00: Corso BLS – D, a cura dell’Associazione GIVI di Battipaglia.

Ore 19.00: Rosario e Coroncina di San Pantaleone.

Ore 19.30: Santa Messa a chiusura del Novenario e canto del Te Deum. Testimonianza del Prof. Giancarlo  Accarino, Direttore SC di Chirurgia Vascolare e Capo Dipartimento Torre del Cuore AOU Salerno.

Ore 21.00 – Piazza Duomo: “Nino Buonocore in Jazz”, a cura del Comune di Ravello.

26 LUGLIO: VIGILIA FESTIVA

Ore 08.30: Lo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico “Città di Conversano” (BA), diretto dal M° Susanna Pescetti, darà inizio ai festeggiamenti con marce sinfoniche in Piazza Duomo. Seguirà il giro del paese.

Ore 12.00:   Matinée nei giardini di Villa Rufolo.  

Ore 19.00:   Omaggio al Sacrario dei Caduti.

Ore 20.00: Liturgia della Luce, Annuncio della Festa, Esposizione della statua del Santo Patrono e Canto dei Vespri.

Ore 21.00:  Programma di musica sinfonica ed operistica in Piazza Duomo, artisticamente illuminata dalla ditta “Tecno Service Illuminazioni”.

27 LUGLIO: SOLENNITA’ LITURGICA

Ore 7.30 - 9.00 - 12.00:  Santa Messa Comunitaria.

Ore 10.30: Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi – Cava de’Tirreni.

Ore 12.00:   Matinée in Piazza Duomo.

Ore 19.00:  Messa Vespertina celebrata da S.E. Rev.ma Padre Michele Petruzzelli, Abate dell'Abbazia della SS.Trinità di Cava de' Tirreni, cui seguirà la processione per le vie della paese.

Ore 21.45:  Grande spettacolo pirotecnico curato dalla rinomata ditta dei Cav.ri Giovanni  Boccia, Luigi Nappi e Amodio Di Matteo da Palma Campania (NA).

 

Seguirà uno scelto programma lirico-sinfonico, eseguito dal sullodato Gran Concerto Bandistico “Città di Conversano”, con cui si concluderanno i festeggiamenti.

 

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Museo Duomo


Trip Advisor: Duomo di Ravello

 Duomo di Ravello

 

 


Don Angelo Mansi
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