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Basilica Ex Cattedrale di Ravello
Parrocchia Santa Maria Assunta
Piazza Duomo, Ravello (SA)
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Vangelo di Domenica 1 Marzo 2020
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O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, congedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita
Gn 2, 7-9; 3, 1-7
Dal libro della Gènesi
Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Sal.50
RIT: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Rm 5, 12-19
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
Mt 4, 1-11
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Adora il Signore Dio tuo
Questa prima domenica del «ciclo battesimale» celebra lo scontro vittorioso di Cristo sul maligno e il suo fedele «sì» alla volontà del Padre. Gesù che nel battesimo al Giordano è stato manifestato dal Padre come «Figlio dilettissimo» (cf Mt 3,17), subito dopo viene condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato.
Esistenza tentata
L’episodio è sconcertante per certa «pietà» che legge nella tentazione un disordine e che trasferisce sulla vita terrena di Gesù la gloria del Figlio di Dio. Non si tratta neppure di una narrazione a scopo edificante, ma di un racconto-chiave che presenta la condizione pienamente umana nella quale Gesù vive la sua relazione con il Padre. Si hanno qui le prime avvisaglie di una prova che attraverserà tutta la vita di Gesù fino al momento culminante della croce. Tra il battesimo del Giordano e il battesimo della croce si apre e si snoda così un cammino di progressiva fedeltà alla vocazione ricevuta.
La triplice insinuazione diabolica: «Se sei Figlio di Dio...» (vangelo) fa da contrappunto alla dichiarazione del Padre al battesimo di Gesù. La tentazione dunque va alla radice della condizione filiale di Gesù. Se Cristo avesse eluso la «povertà» della condizione umana e avesse percorso la «scorciatoia» del successo facile, non sarebbe stato autenticamente uomo, né Figlio di Dio. In fondo questa è la tentazione di ogni uomo, e il cristiano deve fare i conti con una simile realtà che diventa il banco di prova della sua fede e della sua esistenza filiale.
La risposta di Cristo, nuovo Israele e nuovo Adamo
Teatro dell’azione è il deserto, tradizionale luogo della prova e dell’intimità con Dio. Nel deserto, al tempo dell’esodo, il popolo d’Israele conobbe la tentazione e risultò sconfitto. Nello stesso luogo Cristo, come nuovo Israele, esce vincitore di Satana.
Il tentatore, con raffinata abilità, fa balenare a Cristo il miraggio di un facile messianismo: le suggestioni del potere, del prestigio, della ricchezza. Ma la scelta di Cristo è inequivocabile. Con un triplice: «Sta scritto...» mostra come la sua vita scorra all’ombra della divina Parola. Suo cibo è la volontà del Padre: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4; cf Dt 8,3). Questo inciso, che risulta centrale nella liturgia odierna (accl. al vangelo; ant. di comun.; oraz. dopo la com.), sta ad indicare quale sia l’unica scelta che promuove l’uomo e che lo costituisce nella libertà. L’altra scelta possibile è l’autonomia da Dio, la sfiducia in Lui, nell’illusoria presunzione di raggiungere la propria pienezza (prima lettura). Le indicazioni del Signore, anziché un dono e una garanzia di vita, vengono interpretate da Adamo, per insinuazione diabolica, come un segno di difesa da parte di Dio delle sue prerogative divine. L’errore di valutazione manifesta subito un effetto devastante: il senso di vergogna, annotato dallo scrittore sacro, indica una disarmonia, una lacerazione dell’uomo in se stesso che non sa più guardare la realtà con occhi limpidi e innocenti. E il peccato porterà con sé la divisione profonda della prima coppia, la frantumazione dell’armonia umana e cosmica.
Con la scomparsa dell’illusione appare la drammatica verità dell’uomo orgoglioso e peccatore. La sua scelta negativa non può che condurre alla morte. Cristo, con la risposta positiva al progetto del Padre, appare come nuovo Adamo che rettifica lo scacco subito dal primo uomo (seconda lettura) e dà inizio a una umanità nuova.
Una vocazione da verificare
La quaresima è il tempo in cui si fa memoria viva del proprio battesimo. Ciò implica una consapevolezza sempre più chiara della vocazione divina, della nostra condizione di figli. Nessuno però ha ricevuto una fedeltà irreversibile. La nostra vista miope rischia di ingigantire la consistenza delle cose; i nostri desideri sono sollecitati da suggestioni che falsano le prospettive. Gli idoli di sempre si propongono come pienezza e realizzazione dell’uomo. L’avere, il potere, il valere quando impongono la loro logica generano solo chiusura, delusione, vuoto, conflitti. La storia dell’umanità documenta in modo drammatico la potenza devastatrice degli idoli dei mondo. Su scala minore, nel nostro ambiente e nella nostra vita, siamo testimoni degli effetti prodotti dalla sete di denaro, dall’ambizione e dal potere: ingiustizia, menzogna, odio, violenza, incomprensione tra coniugi o tra genitori e figli.
Il credente, come Cristo, affidandosi alla Parola di Dio testimonia e conferma la fecondità della sua scelta. Suo unico Signore è Dio e a Lui solo presta il suo culto filiale. Scegliere Dio è certamente scomodo e lo scontro può fare paura; ma la vittoria di Cristo pervade di ottimismo chi ha aderito a Lui.
In Cristo siamo stati tentati e in lui abbiamo vinto il diavolo
Dal «Commento sui salmi» di sant'Agostino, vescovo (Sal 60, 2-3; CCL 39, 766)
«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 60, 1). Chi è colui che parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva bene se si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore è angosciato» (Sal 60, 2).
Dunque non si tratta già di un solo individuo: ma, in tanto sembra uno, in quanto uno solo è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai confini della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al Figlio stesso: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra» (Sal 2, 8).
Dunque, è questo possesso di Cristo, quest'eredità di Cristo, questo corpo di Cristo, quest'unica Chiesa di Cristo, quest'unità, che noi tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra.
E che cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t'invoco». Cioè, quanto ho gridato a te, l'ho gridato dai confini della terra: ossia da ogni luogo.
Ma, perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia. Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande gloria, ma in mezzo a grandi prove.
Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.
Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.
Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.
Quest’anno le letture delle domeniche di Quaresima sono quelle del ciclo A. Un ciclo di grande valore spirituale e rivelativo. E’ la sequenza di testi biblici che, nella Chiesa antica, corrispondeva alle ultime battute dell’itinerario catecumenale di coloro che avrebbero ricevuto il Battesimo, alla fine della Quaresima, nella notte pasquale. Un itinerario che anche noi quest’anno compiamo ancora per approdare alla gioia pasquale nella quale l’uomo nuovo, che già ci appartiene per il Battesimo, è chiamato ancora a trovare tutte le energie della Risurrezione per affrontare la storia ed i suoi sentieri portandovi, nell’adesione all’Evangelo, la forza dell’ amore e la luce della speranza.
La prima tappa di questo itinerario ci conduce sul terreno oscuro della tentazione a cui Adamo soccombe ed a cui Gesù oppone la forza dello “sta scritto” offrendo ad ogni discepolo la reale possibilità di leggere nelle sue cadute un luogo in cui conoscere la Grazia, come scrive Paolo ai cristiani di Roma nel passo che oggi è la seconda lettura. La tentazione parte dal cuore dell’uomo e, paradossalmente, nel racconto del Libro della Genesi, prende l’avvio da una parola di Dio che pone un limite (“potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiarne” Gen 2,16-17); nasce come frustrazione e manifesta così una terribile tendenza dell’uomo: se è privato di una cosa si sente privato di tutto; Eva, nel testo che oggi si ascolta, afferma che quel frutto non si deve neanche toccare, cosa che Dio non aveva affatto detto. Il divieto diviene un limite insopportabile. Capiamo bene che il peccato, nel cuore dell’uomo, agisce come rifiuto del limite e come stolta dichiarazione di volontà di onnipotenza; in seconda istanza, la pagina di Genesi ci dice che il peccato, e prima la tentazione, nel cuore umano giocano sulla paura della morte.
La morte, che secondo il racconto biblico non è ancora materialmente all’opera, è però già presente nella paura; in tal modo ci pare più vero che dalla morte venga il peccato che il contrario. Come più volte abbiamo detto, è la paura della morte che genera il peccato. L’uomo si lascia vincere dalla tentazione perché si illude che la via del potere, del possesso, dell’abuso sull’altro, lo facciano crescere nella vita, nel vivere … In realtà l’uomo si trova incatenato nella sua stessa rete che, invece di dargli vita, lo porta alla morte. E’ l’esperienza dell’Adam nel giardino dell’ in-principio. La Lettera agli Ebrei, infatti, afferma che Cristo ha “ridotto all’impotenza colui che della morte ha il potere, il diavolo, liberando così gli uomini che, per paura della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (cfr Eb 2, 14-15).
All’inizio della Quaresima la liturgia ci fa contemplare, attraverso la Scrittura, proprio quest’opera di Cristo. Come farà con la morte, Gesù non rimuove la tentazione ma sceglie di attraversarla, sceglie di prenderla su di sé, di portarne il peso ed anche l’orrore. Gesù accetta la tentazione e l’affronta dentro di sé. Gesù sa una cosa: la tentazione si genera, si sviluppa e si manifesta nel cuore dell’uomo. E’ lì che tutto nasce; Gesù va ad affrontare nel deserto questa verità che riguarda tutti gli uomini. Poiché ha preso la nostra umanità, Gesù va ad affrontare quella tenebra che si muove dentro ogni uomo e che da lì tenta di risucchiarlo nel suo grembo mortifero.
Il deserto è il luogo tipico della tentazione perché è un luogo di verità in cui, rimanendo solo con se stesso, l’uomo impara a conoscere questa dinamica di tentazione che è dentro di lui e non fuori; l’aggressione del male non viene da fuori ma da dentro. Gesù lo insegnerà con chiarezza quando dirà: “è dal cuore degli uomini che escono le intenzioni cattive” (cfr Mc 7, 21); nel deserto si resta soli con questo cuore e si capisce che il nemico è lì, nel proprio cuore. Lì bisogna lottare. Lo compresero molto bene i Padri del deserto a partire da Antonio il Grande che, nel deserto, impareranno una grande sapienza che parte proprio dalla conoscenza delle dinamiche del cuore umano.
La lotta di Gesù nel deserto sarà proprio lì, nel cuore; nel deserto, solo con se stesso, Gesù vince ricordando la parola di Dio contenuta nelle Scritture.
Le tentazioni di Matteo ci mostrano Gesù che ripercorre le stesse tentazioni di Israele nel deserto; è un esodo che Lui deve compiere e lo farà fino alla suprema via della croce per giungere alla Terra promessa dell’uomo nuovo risuscitato dal Padre nella potenza dello Spirito. Anche l’esodo di Gesù è iniziato tra le acque, quelle del Giordano, ed ora arriva, come Israele dopo il Mar Rosso, nel deserto. I quarant’anni di Israele nel deserto sono ripercorsi da Lui con tre episodi dell’esodo che la nostra memoria chiaramente individua: la manna e le quaglie (cfr Es 16), che sono corrispondenti alla tentazione delle pietre che potrebbero divenire pane; Massa e Meriba (cfr Es 17, 1-7; Sal 95, 8-9) in cui il popolo tenta il Signore provocandolo a compiere miracoli dubitando della sua presenza, episodio che corrisponde alla tentazione “religiosa” sul Pinnacolo del Tempio; il Vitello d’oro (cfr Es 32) che corrisponde all’ultima tentazione, quella di prostrarsi al diavolo per avere potere.
Le tre tentazioni tipiche che Gesù attraversa, sono sapientemente costruite da Matteo e corrispondono, direbbe la nostra scienza psicologica, alle tre libido, alle tre concupiscenze che già il Libro della Genesi descriveva, come abbiamo sentito nella prima lettura: La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquisire successo; Giovanni le riprenderà con una straordinaria acutezza spirituale nella sua prima lettera: “Tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo” (cfr 1Gv 2, 16).
Alle tre tentazioni che, sulla scia dell’esodo e dunque sulla scia della triplice concupiscenza, Gesù risponde con tre testi del Deuteronomio (Dt 8,3; 6,16; 6,13). Su questo rispondere di Gesù con le parole della Scrittura dobbiamo stare attenti: le risposte che Gesù dà al diavolo non sono solo delle citazioni, quasi delle parole “magiche” che allontanano la tentazione; non è il ricordo o la citazione di frasi bibliche l’arma della sua vittoria, ma è il ricordo di Dio e di ciò che Egli è e di quanto ha rivelato di sé, è il ricordo del Padre che gli ha parlato al Giordano che è presenza del Padre nel suo cuore di Figlio amato! Un ricordo che Gesù vive nella fede! La Parola della Scrittura è il luogo che, nel cuore, custodisce questa santa memoria ed è “tabernacolo” di una presenza che vince le forze del male. Dio nel cuore vince la tentazione che è nel cuore: la battaglia, è chiaro, avviene sul terreno del cuore. Fu così per Lui, è così anche per noi suoi discepoli; in mezzo tra Dio nel cuore e la tentazione nel cuore c’è la nostra libertà che può aprirsi all’una o all’Altro. La libertà di Gesù si aprì, lottando, solo al Padre. La sua vittoria, come scriverà Agostino, è vittoria per noi, possibilità vera di vittoria per noi! La nostra umanità, nel deserto di Giuda – poi in tutta la vita di Gesù (cfr Lc 22,28) – dopo la sconfitta di Adam che si è costantemente perpetuata nei suoi figli, finalmente vince. È la nostra umanità che vince. La lotta di Gesù nel deserto e la sua vittoria non è un bell’esempio, è immissione nelle fibre della nostra umanità di una vera capacità di lotta e di vittoria. Allora non un bell’esempio ma un vero evento di salvezza! Dobbiamo sempre più capire che se la croce e la risurrezione sono salvezza è vero che salvezza è già tutta la vita di Gesù; è tutta la sua umanità assunta da Figlio che diventa salvezza nel tessuto dell’umano di ogni figlio di Adam.
Gesù nel deserto si spoglia di tutti i suoi desideri ed è rivestito dei desideri del Padre. Nel deserto Gesù è spoglio di tutto, ha solo una ricchezza: la Parola del Padre che rende presente misteriosamente il Padre nella sua fede. Nudo, nel deserto, attraversa la tentazione. Nudo, sulla croce, attraverserà la morte.
All’inizio della Quaresima, ancora segnati dalla cenere della nostra fragilità che anche Lui ha assunto fino a sentirla combattere nel suo cuore contro il Padre, ci viene chiesto se vogliamo ingaggiare questa stessa lotta, quella che fu di Gesù, vero figlio di Adam e vero Figlio di Dio!
La Scrittura ci dice che, con Gesù, lo possiamo perché Lui – come sempre – ci ha preceduti, perché Lui è il nuovo Adam … e lo è per noi e per la nostra salvezza! A me resta solo una domanda: lo voglio?ico.
Commento al Vangelo di Domenica 1 Marzo 2020
Speciale Festa Patronale
Le solenni celebrazioni in onore di San Pantaleone, Medico e Martire, Principale Patrono di Ravello, costituiscono ancora oggi per Ravello un momento speciale di preghiera e di gioia, una secolare tradizione di fede che unisce nella preghiera tutti i ravellesi, vicini e lontani.
Un evento di Fede, Cultura, Tradizione, cui è stato dedicato anche il pagina FB Ravelloinfesta sul quale verranno pubblicati il programma, le notizie, i video e le foto.
26 e 27 LUGLIO: RAVELLO CELEBRA IL SUO SANTO PATRONO
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La festa patronale costituisce ancora oggi per Ravello un momento speciale di preghiera e di gioia. Un’occasione per rinnovare spiritualmente la comunità e per rinsaldare i legami con le origini di una tradizione secolare, che magnifica il “dies natalis” di Pantaleone da Nicomedia, martire e taumaturgo, presente in mezzo a noi attraverso la reliquia del suo sangue.
Il mattino del 26 luglio sarà salutato dallo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico “G. Piantoni - Città di Conversano” (BA), diretto dal M° Susanna Pescetti, che darà inizio ai festeggiamenti con l’esecuzione di marce sinfoniche in Piazza Duomo e per le vie del paese. I matinée (ore 12.00) e le esecuzioni serali del 26 (ore 21.00) e 27 luglio (ore 22.15) riproporranno agli appassionati cultori delle orchestre di fiati le più belle pagine sinfoniche ed operistiche.
La liturgia della luce e l’esposizione della statua, seguita dal canto dei Vespri (ore 20.00), daranno inizio alle celebrazioni patronali.
Le sante messe comunitarie del giorno 27 avranno luogo alle ore 7.30 - 9.00 e alle 12.00 mentre il solenne pontificale delle 10.30 sarà presieduto da S.E. Rev.ma Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi - Cava de'Tirreni.
In serata, poi, avranno luogo la messa pontificale vespertina (ore 19.00) celebrata da S.E. Rev.ma Padre Michele Petruzzelli, Abate dell'Abbazia della SS.Trinità di Cava de' Tirreni, cui seguirà la processione per le vie della paese mentre il grande spettacolo pirotecnico (ore 21.45), curato dalla rinomata ditta dei Cav.ri Cav. Giovanni Boccia, Luigi Nappi e Admodio Di Matteo da Palma Campania (NA), suggellerà i solenni festeggiamenti che si concluderanno con uno scelto programma lirico-sinfonico.
In questi momenti un’ atmosfera di grande giubilo pervade la comunità ravellese, raccolta nella sua chiesa cattedrale, cuore pulsante della città, attorno all’altare dell’inclito sangue, per cantare di “Pantaleone la Gloria, la Potenza, la Fede”.
Ravello è in festa con il Concerto “Città di Conversano”

Lo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico "Giuseppe Piantoni - Città di Conversano" (BA) allieterà le giornate festive (26 e 27 luglio) in onore del santo patrono. Una grande realtà musicale del XVIII secolo che, nel solco di una plurisecolare tradizione musicale, nel nome dell'indimenticato Direttore-Musicista-Compositore M° Giuseppe Piantoni, quest'anno celebra la stagione artistica numero 220.
Confermata per la Stagione 2019 la direzione del complesso orchestrale, affidata al ben noto Maestro Susanna Pescetti, docente presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, e apprezzato in tutto il mondo.
La Città della Musica accoglie lo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico "Giuseppe Piantoni - Città di Conversano" (BA), certa del valore artistico e dell'offerta di grande musica che il complesso orchestrale saprà donare a tutti gli appassionati cultori dell'antica arte candistica.
Ravello è in festa. Si accende ancora una volta la magia di una tradizione secolare.
Il Programma
Segui la diretta facebook Ravello in Festa.
17 - 25 Luglio – Novenario
Ore 19.00: Rosario e Coroncina di San Pantaleone
Ore 19.30: Santa Messa.
23 Luglio:
Santa Messa celebrata da S.E. Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi – Cava de’Tirreni, con testimonianze del dott. Giuseppe Longo, Direttore Generale Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno, e del prof. Carmine Vecchione, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Salerno.
24 Luglio:
Ore 18.00: Rosario, Coroncina di San Pantaleone e Santa Messa.
Ore 19.00 – Duomo di Ravello: “Ravelli Pignus Optimum”. Presentazione ristampa anastatica della prima edizione della “Vita del glorioso Martire S. Pantaleone medico, protettore della Città di Ravello, per D. Ferdinando Mansi, Roma, 1857”, dall’esemplare conservato presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma, a cura di: Comune di Ravello, Parrocchia Santa Maria Assunta e Associazione “Ravello Nostra”.
Ore 20.00 – Duomo di Ravello: “Le note di Sigilgaida”. Concerto d’organo di Bernard Foccroulle, a cura della Fondazione Ravello.
25 Luglio:
Presidio Ospedaliero “Costa d’Amalfi”: Open Day Total Prevention, a cura di: Comune di Ravello, Associazione “Avrò Cura di Te”, Parrocchia Santa Maria Assunta.
Ore 15.00 – 18.00: “Nel segno di Pantaleone da Nicomedia”. Visite mediche gratuite nelle seguenti specializzazioni: Broncopneumologia, Cardiologia, Diabetologia, Ecografia, Ematologia, Endocrinologia, Flebologia, Ginecologia, Pediatria, Senologia.
Prenotazione obbligatoria al numero 3393295417 (dott.ssa Tiziana Bardaro).
Piazza Duomo - ore 15.00 – 18.00: Corso BLS – D, a cura dell’Associazione GIVI di Battipaglia.
Ore 19.00: Rosario e Coroncina di San Pantaleone.
Ore 19.30: Santa Messa a chiusura del Novenario e canto del Te Deum. Testimonianza del Prof. Giancarlo Accarino, Direttore SC di Chirurgia Vascolare e Capo Dipartimento Torre del Cuore AOU Salerno.
Ore 21.00 – Piazza Duomo: “Nino Buonocore in Jazz”, a cura del Comune di Ravello.
26 LUGLIO: VIGILIA FESTIVA
Ore 08.30: Lo Storico Premiato Gran Concerto Bandistico “Città di Conversano” (BA), diretto dal M° Susanna Pescetti, darà inizio ai festeggiamenti con marce sinfoniche in Piazza Duomo. Seguirà il giro del paese.
Ore 12.00: Matinée nei giardini di Villa Rufolo.
Ore 19.00: Omaggio al Sacrario dei Caduti.
Ore 20.00: Liturgia della Luce, Annuncio della Festa, Esposizione della statua del Santo Patrono e Canto dei Vespri.
Ore 21.00: Programma di musica sinfonica ed operistica in Piazza Duomo, artisticamente illuminata dalla ditta “Tecno Service Illuminazioni”.
27 LUGLIO: SOLENNITA’ LITURGICA
Ore 7.30 - 9.00 - 12.00: Santa Messa Comunitaria.
Ore 10.30: Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi – Cava de’Tirreni.
Ore 12.00: Matinée in Piazza Duomo.
Ore 19.00: Messa Vespertina celebrata da S.E. Rev.ma Padre Michele Petruzzelli, Abate dell'Abbazia della SS.Trinità di Cava de' Tirreni, cui seguirà la processione per le vie della paese.
Ore 21.45: Grande spettacolo pirotecnico curato dalla rinomata ditta dei Cav.ri Giovanni Boccia, Luigi Nappi e Amodio Di Matteo da Palma Campania (NA).
Seguirà uno scelto programma lirico-sinfonico, eseguito dal sullodato Gran Concerto Bandistico “Città di Conversano”, con cui si concluderanno i festeggiamenti.


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